Nella vicenda della strage di Erba è sgradevole vedere come
Rosa Bazzi e Olindo Romano siano stati interrogati e indotti a confessare.

Nella vicenda della strage di Erba è sgradevole vedere come Rosa Bazzi e Olindo Romano siano stati interrogati e indotti a confessare: solamente quegli interrogatori dovrebbero indurre ad annullare le loro confessioni e rimettere in libertà i due coniugi.

         Tempo fa, quando avevo appena aperto la mia agenzia Investigazioni Cyanea a Milano, un mio amico, ex-detective di Scotland Yard e investigatore privato titolare di un’agenzia investigativa a Londra, mi parlò di come in Inghilterra la polizia investigativa fosse stata sottoposta a una moratoria sulla conduzione degli interrogatori dei sospettati. Grazie alla revisione di molti processi tramite nuovi riscontri sul DNA della neonata genetica forense, si erano accorti che per colpa di interrogatori troppo suggestivi e psicologicamente violenti, oltre ai colpevoli, cascavano nella rete della giustizia un gran numero di frenastenici, disturbati mentali e mitomani innocenti.

         Durante gli interrogatori di polizia in Italia e negli Stati Uniti c’è ancora troppa tortura. E penso che questo dipenda dal fatto che in entrambe queste nazioni la polizia abbia spesso a che fare col crimine organizzato, ma un conto è interrogare un mafioso o il membro di una gang, tutt’altra cosa è interrogare una casalinga di Erba.

         Quando la mia agenzia investigativa Cyanea si occupa di un’indagine penale difensiva, persino io, da semplice investigatrice privata, prendo accurate informazioni sulle persone che devo sentire in colloqui non documentati per calibrare la mia strategia in base a chi mi trovo davanti. Se non ho modo o tempo di prepararmi, cerco di parlare il più a lungo possibile col mio intervistato, per cercare di capirne lo spessore criminale, mentale e culturale. In alcune indagini penali difensive l’investigatore privato titolare di agenzia investigativa autorizzata ha persino più successo della polizia, poiché è percepito con minore stress da parte del sospettato o del testimone e, soprattutto, l’investigatore privato, non avendo alcun potere coercitivo, è costretto a usare la testa più del distintivo.

         Fu emblematico il caso successo molti anni fa a un mio collega detective privato con l’agenzia investigativa a Milano che riuscì a convincere un testimone chiave a farsi avanti in un processo. Il testimone era un pluripregiudicato e si era sempre sottratto alla polizia per come veniva regolarmente trattato dalla Squadra Mobile.

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