Non credete all’assassino dell’Avvocatessa Martina Scialdone

Quel furbacchione di Costantino Bonaiuti, l’assassino dell’Avvocatessa Martina Scialdone, ha svelato la sua linea difensiva: avrebbe ucciso l’ex-compagna perché gli è partito un colpo brandendo la pistola con la quale avrebbe voluto suicidarsi. Io spero che nessuno creda a questo criminale e, se fossi stata il suo investigatore privato, gli avrei sconsigliato una simile giustificazione.

         Dalla mia esperienza di detective privato dell’agenzia investigativa Cyanea autorizzata alle indagini penali difensive so che la tesi del colpo partito per sbaglio non regge in simili circostanze.

         Dunque proviamo a ricostruire l’accaduto e analizzarlo per capire dove e come un investigatore privato di parte civile o istituzionale può verificare e, a mio avviso, smontare la patetica scusa accampata dal Buonaiuti del colpo partito accidentalmente.

         Il Bonaiuti si presenta armato a una cena con la sua ex-compagna non perché ha il porto d’armi per difesa personale e deve girare con la pistola per sue esigenze, ma perché ha portato con sé illegalmente una pistola carica che dovrebbe maneggiare solo per fini sportivi.

         Durante la cena discute con la povera Martina in maniera così violenta da creare subbuglio nel ristorante dove è avvenuto l’incontro; una persona in stato di sofferenza e sull’orlo del suicidio, ha un atteggiamento remissivo e non è affatto aggressivo. Eppoi è inverosimile che il Bonaiuti non abbia almeno tentato il suicidio dopo aver visto morire per mano sua la persona amata uccisa per sbaglio. Su questo punto gli investigatori privati dell’agenzia investigativa di parte civile dovrebbero ricostruire il contenuto delle discussioni, perché sono le uniche che potrebbero stabilire se fossero reali oppure no gli intenti suicidari del Bonaiuti e se non fossero subordinati al femminicidio di Martina Scialdone.

         L’investigatore privato di parte civile dovrebbe espandere le ricerche ad altri litigi, magari origliati dai vicini di casa o cui hanno assistito parenti e amici. Per esperienza dei casi trattati presso la mia agenzia Investigazioni Cyanea so che in genere il femminicidio viene perpetrato in linea con le minacce fatte durante precedenti aggressioni verbali.

         A questo punto diventa fondamentale riscostruire cosa abbia fatto e con chi abbia parlato il Bonaiuti dopo essere scappato.

         L’ultima parola spetterebbe alla balistica. Un grosso avvocato, con cui la mia agenzia investigativa Cyanea collabora, dimostrò che un altro assassino come il Bonaiuti non poteva aver ucciso la fidanzata con un colpo partito accidentalmente come sosteneva. La balistica esterna e quella interna (quando il proiettile attraversa il corpo della vittima) permette di stabilire l’esatta dinamica dei fatti e sbugiardare gli assassini meno organizzati.

         Mi auguro che i Giudici non credano all’assassino di Martina e gli diano l’ergastolo come merita.

Share the Post:

Related Posts

it_ITItalian