Da investigatore privato e titolare dell’agenzia investigativa Cyanea di Cassano d’Adda non so dire se Chico Forti sia colpevole, ma nel suo caso si sarebbe dovuto tenere in maggior conto il ragionevole dubbio.

Da investigatore privato e detective penalista, titolare della mia agenzia investigativa Cyanea, so cosa significa essere considerati 
l’ultima ruota del carro del sistema giudiziario
Da investigatore privato e detective penalista, titolare della mia
agenzia investigativa Cyanea, so cosa significa essere considerati
l’ultima ruota del carro del sistema giudiziario

Da investigatore privato e titolare dell’agenzia investigativa Cyanea di Cassano d’Adda mi domando cosa ci sia da esultare sulla vicenda di Chico Forti. Certamente per il nostro connazionale condannato è un sollievo essere tornato in Italia a scontare l’ergastolo; riceverà più visite gradite in carcere e poi si sa che, anche se Giorgia Meloni ha dovuto fare giurin-giurello con Biden, siamo italiani: subentreranno permessi premio, libertà vigilata e sconti di pena in aiuto del povero Chico Forti.

         Tuttavia vi sono due aspetti della vicenda che mi intristiscono. Il primo mi intristisce da cittadina italiana, perché la tragedia del nostro connazionale è stata sfruttata per anni da politicanti qualunquisti che poi non hanno mosso un dito per risolverla. Il secondo aspetto della vicenda, per me triste in quanto investigatore privato penalista e titolare dell’agenzia investigativa Cyanea di Cassano d’Adda, è il fatto che se da un lato nessuno può dire con certezza se Chico Forti sia colpevole o innocente dell’assassinio di Dale Pike, dall’altro lato non ci sono dubbi che durante il suo processo la Corte della Florida abbia assassinato il ragionevole dubbio di cui gli Americani si ergono a promulgatori e persino esportatori. Basti pensare a tutta la spocchia giuridica con cui ci hanno osservati e criticati nei casi degli omicidi di Meredith Kercher e del nostro Carabiniere Mario Cerciello Rega.

         Quando verso la fine degli anni ’80 intrapresi la carriera di detective privata ero ancora molto ingenua. Credevo ciecamente nella Legge come strumento per amministrare la Giustizia.

         Iniziai collaborando con una agenzia investigativa di Bergamo il cui titolare nel 1991, non appena introdotto l’istituto delle indagini penali difensive, aveva ottenuto la licenza di investigatore privato penalista. Fu proprio lui, che già si occupava da anni di indagini criminalistiche, a dirmi di non illudermi, preparandomi all’amara delusione per la tanto sventolata e mai realizzata parità tra Accusa e Difesa, e per il tanto decantato Giusto Processo, considerato tale solamente nel convincimento dei magistrati.

         Quando nel 2001 ottenni la licenza di investigatore privato e detective penalista, aprendo la mia prima agenzia investigativa Cyanea a Milano, toccai con mano cosa significa essere considerati l’ultima ruota del carro del sistema giudiziario e a mala pena tollerati dai magistrati; e non sto parlando solamente di noi investigatori privati penalisti, ma anche di come ho visto spesso trattare gli avvocati difensori.

         Ciò nonostante mi illudevo ancora che all’estero, nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti d’America, ci fosse il rispetto di quella Forma che, nel giudicare e condannare un imputato, è l’unico modo di arginare (non di eliminare) gli errori giudiziari. Poi il mio collega investigatore privato, con cui la mia agenzia investigativa Cyanea di Cassano d’Adda condivide gli uffici, ed io ci siamo occupati di indagini internazionali e mi è crollato anche il mito che il giusto processo fosse una conquista solamente degli U.S.A. e dei paesi giuridicamente più avanzati. Chico Forti è stato condannato nel dubbio, anziché indurre la giuria a tenere in giusto conto il ragionevole dubbio. E non è negabile il ragionevole dubbio, se persino Bradley Pike, il fratello dell’assassinato, è convinto che Chico Forti sia innocente.

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