Carlo Nordio sta cercando di ricondurre le intercettazioni al loro ruolo più nobile.

Carlo Nordio, Ministro della Giustizia del Governo Meloni, vuole riformare il settore di sua competenza. Sta cercando, tra le altre cose, di ricondurre le intercettazioni al loro ruolo più nobile e già assistiamo ad attacchi isterici di irriducibili forcaioli, che preferiscono che le intercettazioni rimangano una scorciatoia (non sempre proficua) per la Polizia Giudiziaria e un mezzo di lotta per i Magistrati politicizzati. Di questi ultimi non è più possibile ignorare l’esistenza, dopo tutto quello cui abbiamo assistito. Tuttavia mi preoccupa di meno la violazione del sistema giudiziario per fini politici: riguarda soggetti quasi sempre in qualche misura colpevoli (se non altro di non aver mai riformato la Giustizia italiana, pur annunciandolo) e perfettamente in grado di galleggiare nel bel mezzo delle bufere giudiziarie.

Da investigatrice privata, titolare dell’agenzia Investigazioni Cyanea autorizzata alle indagini penali difensive, sono molto più scandalizzata di certe intercettazioni e relative trascrizioni che hanno riguardato spesso indagati o imputati innocenti che hanno dovuto rivolgersi alla mia agenzia investigativa per difendersi dalla malagiustizia.

         Nella mia esperienza di investigatore privato autorizzato alle indagini difensive ho imparato che un eccesso di intercettazioni in un’indagine moltiplica esponenzialmente i rischi di errori o di cattive interpretazioni in sede di trascrizione. Spesso le cattive interpretazioni, dovute per esempio a errate valutazioni sull’enfasi utilizzata dall’intercettato, non sono semplici sbagli in buona fede, ma sono frutti velenosi di una tesi accusatoria a senso unico. Ricordo di aver letto migliaia di trascrizioni depositate nel Fascicolo Processuale e riascoltato a confronto altrettanti audio, scovando immancabilmente, insieme ai detective privati della mia agenzia investigativa Cyanea, intere parti tralasciate per stanchezza o perché non considerate importanti, nonostante contenessero il Ragionevole Dubbio che ciascun magistrato dovrebbe aver ben presente nell’esercizio delle sue funzioni.

         Come scrissi già nel mio libro “Padri Oltraggiati – la vera storia di Ruben Bianchi e della scomparsa dei fratellini Pappalardi”, Filippo Pappalardi, padre di Ciccio e Tore, fu vittima di un’insensata persecuzione giudiziaria quale sospettato (ingiustamente) di aver ucciso la sua prole e intercettato, insieme a tutti i suoi familiari, in maniera ossessiva. Tra un numero spropositato di trascrizioni colsi errori grossolani che saltavano all’occhio persino a chi non conosceva i dialetti locali.

         Le intercettazioni ambientali e telefoniche, per continuare ad essere di ausilio alle indagini giudiziarie, dovrebbero essere considerate alla stessa stregua delle scienze forensi: entrambe, infatti, diventano fallaci e fragili in assenza della giusta impronta investigativa che solamente l’investigatore di polizia giudiziaria e il titolare dell’indagine può dare.

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